Origini

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Origini del Tatuaggio

La pratica del tatuare la pelle, imprimendo un simbolo su di essa, ha origini remote, ed è stata riscontrata in antiche civiltà di ogni continente. Abbiamo testimonianze di tatuaggi già nella preistoria, anche grazie al ritrovamento della mummia del Similaun, infatti sul corpo di Otzi sono stati verificati più di 50 tatuaggi, risalenti a circa 5.000 anni fa. Dalle analisi che hanno compiuto sulla mummia sembra che i tatuaggi di Otzi avessero origini terapeutiche.
I tatuaggi nelle popolazioni antiche assumevano poteri particolari, avevano funzioni curative, protettive, o per favorire la fertilità, infatti i simboli che venivano tatuati consentivano di mettere in comunicazioni il piano fisico con quello astrale degli spiriti.
I tatuaggi venivano usati anche nei riti di passaggio all’età adulta, essendo una pratica molto dolorosa, consentiva al giovane di dimostrare il proprio coraggio e resistenza.
Nella civiltà Maori, i tatuaggi identificavano lo status della persona all’interno del gruppo, e come una carta di identità ne raccontava le origini e la storia, l’usanza di abbellire il corpo con tatuaggi simbolici è rimasta ancora oggi.
Una particolare forma di tatuaggio, molto diversa dallo stile occidentale, è quella che si è tramandata in Giappone, dove il tatuaggio è stato praticato per secoli con diverse motivazioni, fino a divenire nel XIX secolo una vera e propria arte. La principale differenza fra i tatuaggi occidentali e quelli giapponesi è relativa all’estensione del disegno stesso, ovvero anziché essere praticato in un specifico punto del corpo, il “dipinto” lo va a ricoprire, seguendo le linee anatomiche, l’alta elaborazione sia sotto il profilo tecnico che espressivo, fa sembrare il tatuaggio quasi un “indumento”. Il risultato estetico non ha termini di paragone con nessun’altra tecnica.
Il tatuaggio in epoca moderna si è diffuso a partire dagli Stati Uniti dove si è vista nascere la professione del tatuatore con le prime botteghe. La macchinetta elettrica che ha consentito di far diventare il tatuaggio una pratica accessibile a tutti, è stata inventata da Samuel O’Reilly a New York intorno al 1880.



Origini del Piercing

L’applicazione dei piercing ha origini molto antiche, e si perde nei primordi della storia umana.
Questa antica pratica si può osservare ancora oggi nei nativi di quei continenti dove le tribù sono riuscite, anche grazie all’isolamento, a mantenere salva la loro cultura di origine.
L’applicazione dei piercing viene vista e vissuta come una cosa necessaria, per passare alla maggiore età, oppure per identificare il proprio status nel gruppo, ad esempio in diverse tribù è stato notato che alle donne viene applicato un piercing al labbro, oppure al naso durante il rito del matrimonio. Non sono comunque da escludere in queste tribù l’uso dei piercing, e dei dilatatori (soprattutto ai lobi degli orecchi o al labbro inferiore) anche solo per abbellire il proprio aspetto, tanto è radicato nelle loro usanze che una persona senza piercing viene ritenuta “brutta”.
I piercing nell’arco della storia sono stati applicati principalmente alle orecchie, naso, labbra e lingua, ma anche ai genitali.
I piercing quindi nella storia sono sempre stati presenti, e sembra che il moderno concetto di piercing sia arrivato a noi tramite gli artisti circensi, che viaggiando dai loro paesi di origine hanno diffuso tale pratica.